• Danilo Santoro

La bellezza

Aggiornamento: 11 giu 2020

Giuseppe Iodice | IODICEARCHITETTI

iodicearchitetti.com


tratto da una conversazione

di fine estate 2019




"Intanto è femminile quindi è sempre una cosa delicata da proteggere consapevolmente.


La forma delle cose, la sua bellezza è materia difficile ma come ben sai è di mio interesse da almeno un decennio. E ti dico con molta onestà intellettuale che il processo di acquisizione della bellezza non è lineare e per questo mi risulta difficile trovare le parole per descriverla e credo anche che non sia possibile.

So però riconoscerla, da tempo.

Mi sembra di poter dire, con buona approssimazione, che ci sono due modi per poter tentare l'accesso a tale cosmo. Un po’ come la scrittura di Oriana Fallaci piuttosto che quella di Ettore Sottsas e il modo dipende da chi siamo, cosa abbiamo fatto o non fatto, il nostro percorso di vita.

Oriana accede alla bellezza di un testo dopo tanta fatica, aggiustandolo di continuo, deve essere perfetto grammaticalmente senza mai tradire i contenuti (lei sa che la forma non può mai, mai, tradire i contenuti), perché la forma in queste condizioni perde ogni significato.

Lei quando scrive (come ha in diverse occasioni dichiarato) soffre, soffre al pari di un parto. Quindi, lei, si avvicina alla bellezza di un racconto (spesso anche drammatico) dopo un estenuante lavoro sui pensieri. Pensa che lei da inviata in Vietnam non si limitava a fare la cronaca di quello che accadeva ma in qualche modo cercava di scrivere quello che pensava la sua mente mentre le cose accadevano, restando nel dovere di fare la cronaca di quello che accadeva. Ed è stata questa sua caratteristica che le ha permesso di riconoscere con assoluta lucidità il più grande incubo del ventesimo secolo: il terrorismo globale.


Ma lei era di ghiaccio - di mente

1929 | 2006

Ettore era di fuoco - di pancia

1917 | 2007


Sia Oriana che Ettore hanno vissuto la crudeltà della guerra, grandi per capire cosa stesse accadendo ma piccoli per rimanere terrorizzati.

Pensa che Oriana è riuscita (spesso mettendo a rischio la pelle, sembra che in una di queste vicende è stata anche violentata) ad intervistare i grandi della terra rimanendo fedele alla verità. Da sola (sembra che non aveva protezione alcuna) è riuscita ad entrare nelle dinamiche dei grandi della terra ed a smascherare ogni cosa, fino a diventare di difficile gestione.

Ettore come Oriana proveniva da una famiglia borghese e come Oriana era un "cane sciolto" come lui stesso si è definito. Ettore era un accumulo di scorie di esperienze vissute dalle quali generava continuamente. Come dire per lui l'atto creativo era l'occasione per ingentilire le esperienze di vita che spesso ci troviamo a vivere non per colpe dirette. Generava continuamente, era un vulcano in eruzione perché aveva l'umano desiderio di riscatto dal dolore. che lui da vicino aveva vissuto.

Con questo modo di avvicinarsi alle cose Ettore è morto vivo. E' morto pensando di non morire perché in vita aveva sperimentato l'infinita leggerezza dell'essere e tutto il suo lavoro -a tratti da me incomprensibile- va letto in tale direzione.

Faceva le cose serie senza mai prendersi sul serio. Quasi tutto quello che faceva non interessava a nessuno. Faceva cose per la sua sopravvivenza, umana sopravvivenza. Sono abbastanza sicuro che tutte le cose che poi hanno trovato riscontro di pubblico erano quelle da lui ritenute peggiori.

Entrambi hanno vissuto una vita impetuosa e commovente, entrambi erano accomunati da una sensibilità profonda, una curiosità alle cose sconosciute, alla vita.


Questo per dire che la nostra possibile salvezza, rispetto a quanto mi hai chiesto, è riconoscere che è materia di sensibilità, inevitabile frutto delle nostre esperienze senza commettere forzature, perché non servono -non servono a noi- al massimo serviranno agli altri. La modernità ci offre la possibilità di una conoscenza dilatata ma non possiamo non sapere che l'atto creativo ci mette spietatamente di fronte a noi stessi, a chi siamo. Per questo dobbiamo svolgere un lavoro paziente e quotidiano con i nostri mezzi, mai troppo rudimentali, perché il pensiero non è mai rudimentale. Dobbiamo tenere vigile l'asse su cui incamminarci, su cui lavorare senza concederci inutili fuori pista.


La bellezza è grazia e come tu ben sai è una specie di alchimia, nell'esperienza umana compare e scompare continuamente quasi a prendersi gioco di noi, e qui veramente non saprei dirti. Invece so dirti, so indicarti le strade della bellezza.

L'atto creativo muove dalle capacità di elaborare pensieri, ricordi, emozioni, esperienze ecc. ecc. e metterli ogni volta al servizio di quello che stai facendo.

Io mi sento più vicino all'esperienza di Ettore ma le strade della sensibilità portano tutte all'atto creativo consapevole. Non credo nell'invenzione, non credo al segno, non credo al disegno inconsapevole. O se sei Ettore puoi anche fare un segno libero perché lui con la sua sensibilità era consapevole dell'inconsapevolezza del momento e cosi lo trattava. Noi umani invece possiamo lavorare sulla nostra sensibilità ed esercitarci a comprendere quand'è che l'atto creativo puro si è generato. Intanto che facciamo questo dobbiamo acquisire un metodo di lavoro per generare cose ben fatte, ben costruite, gentili, possibilmente belle, anzi assolutamente belle...


La bellezza è armonia di proporzioni che induce l'animo dell'osservatore a sostare in una contemplazione, in un'emozione che ci accompagnerà per i giorni della nostra vita senza mai abbandonarci."



La forma deve nobilitare la sostanza



18/08/2019

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