• Danilo Santoro

E poi amatel_A

Barbara Del Brocco


frutto di una neonata amicizia

nel nome del bello


Premessa

Nel mentre di una quarantena inattesa, che ci ha colti impreparati, del tutto impreparati, i social sono divenuti pian piano l’unico mezzo attraverso il quale poter condividere le proprie emozioni con gli altri.

Così, gli “altri” diventano gli amici di sempre, quelli conosciuti di recente ma soprattutto le nuove amicizie. Barbara Del Brocco , Architetto ma soprattutto Curiosa (si, la curiosità dovrebbe essere un mestiere), amante del bello in tutta la sua essenza appartiene alle nuove, meravigliose scoperte.

Ho ritrovato in lei quella stessa ricerca passionale condotta negli ambiti più disparati nella quale credo molto, moltissimo.

Di buon mattino, a partire dal 13 di Marzo e con una cadenza quotidiana, sulla sua pagina Facebook è apparso un post nel quale ha raccolto di volta in volta impressioni struggenti, colte, dirette, personali sui luoghi della sua città, Roma, raccontando in una sorta di tour virtuale le Architetture e le vicende che l’hanno vista frequentare quegli spazi densi di vita.

Post accomunati dallo stesso ingresso sul palcoscenico, un “Poi..” che a volte diviene un “E poi..” in ragione di un discorso interrotto, da riprendere, in verità infinito e privo di soluzioni di continuità.


Ho raccolto una prima, cospicua parte dei post, più precisamente quelli dall'esordio del 13 di Marzo fino all'ultimo dello stesso mese. Sono vicende intrise di vita, teatro nel quale la bellezza si esibisce ogni giorno.

Per ciascun post c'è una fotografia che lo accompagna, con i relativi crediti se scattata da terzi.

La pubblicazione dei post è proseguita ben oltre il mese di Marzo, seguite la sua pagina,

non ve ne pentirete!


Ringrazio Barbara per il suo dono, da leggere un po' come uno dei massimi riferimenti per noi Architetti,

“Amate l’Architettura” di Giò Ponti.

Danilo Santoro


13_marzo

"Poi ci sono i posti segreti.

Dove ti senti a casa perché il museo Andersen è una casa.

Un villino liberty non lontano dal ministero della Marina

e dalla facoltà di architettura di via Flaminia.

Una casa studio con un piano terra a doppia altezza e la luce che cade dall’alto

e avvolge le tante statue vigorose che affollano le due sale.

Meraviglioso perdersi in tanta bellezza e lui, Andersen,

norvegese americano e probabile amante di Henry James,

la rappresenta con le sue opere monumentali e con lo spazio che le accoglie.

Oltre al piano terra con statue equestri, vittorie alate e baci

al primo piano dovrebbe esserci ancora la caffetteria 😉

Altri luoghi segreti?"




14_marzo

"E poi ci sono i luoghi dei baci.

Magari nei parchi (ahimè chiusi oggi) o sulla terrazza del Pincio o del Gianicolo,

sotto la statua di Giordano Bruno, sulla scalinata di Piazza di Spagna o sul muretto sotto casa.

Oppure sotto il ponte di via Giulia con la vite americana che cambia colore con le stagioni.

L’architettura è importante anche per i baci.

E via Giulia è una strada progettata (guarda un po’ i toponimi)

da quel Giulio II che fece dannare il povero Michelangelo

e da quel Bramante di San Pietro. Il ponte è solo un frammento.

Fa parte di un più ampio progetto che doveva collegare palazzo Farnese

(sempre del povero Michelangelo) con l’altra sponda del Tevere.

Via Giulia è un salotto dove farsi una passeggiata

(quando avremo finito di contare le mattonelle dei nostri)

e il ponte-frammento un luogo di baci (quando potremo toglierci le mascherine).

Obbligatoria la Sosta da Roscioli per la pizza bianca.

La smetto con le mie emozioni di architettura

se non mi raccontate i vostri luoghi dei baci!!!"




15_marzo

"Poi ci sono i luoghi dei ricordi.

Dove i ricordi si intrecciano e si stratificano.

Il Mattatoio è uno di quelli. Perché il mio amato nonno Angelo lì (quando era Mattatoio)

è stato presidente (non me ne vogliano amici e amiche veg).

Gli piaceva portarmi al bar del lungotevere e raccontarmi le sue storie.

Bellissimo esempio di architettura industriale dell’900 di Ersoch.

Era tra i temi della mia tesi di laurea, condivisa con i 15 di via Messina

come tutte le tesi che passavano di là.

Dopo un lungo periodo di abbandono è stato dapprima colonizzato da Roma 3.

Prima le aule e i bagni, poi il dipartimento.

Lì ho fatto lezione e infinite revisioni ai tanti studenti e studentesse.

Ora hanno mogli/mariti e figli e sono sparsi per il globo ma ci sentiamo ancora su FB.

Poi è stato aggiunto il Macro con mostre straordinarie

come quella di Steve MacCurry (la ragazza afgana con gli occhi verdi).

E il mercato dell’altra economia per comprare il pane croccante e le verdure degli orti.

E le mostre nella Pelanda (che brutto nome ma tant’è) come Senza Atomica.

Una settimana a coordinare i tanti buddisti volenterosi che hanno allestito la mostra.

Tappa obbligatoria al banco di Sergio Esposito del Mercato Testaccio.

I suoi panini con la picchiapò sono da urlo.

Aspetto i vostri ❤️ "




16_marzo

"Poi ci sono i luoghi doppi.

Tipo San Pietro in Vincoli, per molti solo la chiesa,

per me anche la Facoltà di Ingegneria con un chiostro rinascimentale

e un’aula Chiostro da far invidia a noi architetti.

Con i convegni soporiferi degli ingegneri urbanisti

e soprattutto le lauree degli amici

( Luigi Bertollini sfatiamo il mito dell’invidia architetti/ingegneri).

Che si chiami via Eudossiana è del tutto superfluo.

È San Pietro in Vincoli punto.

Sì perché nella chiesa a fianco c’è quel massiccio Mosè di Michelangelo

e la tomba di Giulio II (quello di via Giulia)

che il povero Michelangelo dovette riprogettare almeno 6 volte

(come lo capisco, quando hai clienti esigenti come Il Papa!).

Da poco restituita in tutta la sua bellezza

da un’illuminazione che simula in pochi minuti l’andamento e l’intensità della luce del giorno.

È tutto un guizzare di muscoli, panneggi, rotazioni, movimenti

(è Michelangelo mica pizza e fichi).

Uscendo a destra una scala da cartolina con un arco che porta giù a Monti.

Perfetta per i baci, quasi come l’arco di Via Giulia.

Pranzo da Nerone e giovedì gnocchi, come di consueto a Roma."




17_marzo

"E poi ci sono i luoghi dei giochi.

Di 1,2,3...stella.

L’elastico.

Quanti passi devo fare...con la fede e con ‘anello?

La corte del lotto 15 di Garbatella.

Che in realtà non era una ma un susseguirsi di spazi spazi aperti circondati da edifici.

Questo è il senso della Città Giardino, progettata dagli architetti per gli uomini;

differente (assai) dalla città spontanea (abusiva) costruita dagli uomini per gli uomini.

In stile barocchetto romano ideato da Giovannoni (quello degli sventramenti)

e Sabbatini (quello del Trionfale II di via Andrea Doria) risale agli ‘20.

È il mio luogo dei miei giochi, di quei nascondino infiniti.

Il mio turno poteva durare ore tanto era grande.

Dei giochi di decine di ragazzini liberi in uno spazio protetto.

Tanto c’era sempre qualche nonna con l’uncinetto e le loro presine urgenti.

Addirittura pure i nonni con il messaggero se non lavoravano.

O c’era la Sora Fernanda che ti avvisava che il pranzo era pronto

(Lei aveva le finestre che affacciavano sulle corte e non era l’unica a stare affacciata).

Molto dopo ho compreso la gradazione da spazio pubblico a semi pubblico a semi privato e privato

e il tema della soglia a segnare ciascuno.

Un primo arcone su via Cravero, breve rampa di scale, una prima corte

(da cui nonno fischiava per avvertire che era in arrivo)

un arco più stretto e quindi la corte centrale. Infine le case che erano piccole.

Così doveva essere perché la vita, i giochi si svolgevano al di fuori.

Un fuori che stava sempre all’interno del lotto.

Al massimo andavo al Palladium con nonna Antonietta.

Primo film Dottor Zivago (parliamone!)

Si accettano consigli enogastronomici: io mi ricordo solo gli gnocchi di nonna Antonietta."




18_marzo

"Poi ci sono i posti degli incontri.

Di quelli studiati e scelti e con cura.

La piazzetta del MAXXI, di quel Museo delle Arti del XXI secolo progettato da Zaha Hadid

una donna (addirittura).Che ha vinto nel 1999 il concorso internazionale di progettazione

per rinconvertire alcune delle caserme di via Guido Reni

(le buone pratiche per individuare il miglior progetto).

La piazze è uno spazio fluido, come l’interno,

a sinistra la quinta spettacolare ed eroica dei volumi aggettanti

e degli elementi aerei a destra i vecchi edifici delle caserme

ora spazi espositivi e la caffetteria (vezzo linguistico degli architetti bar del museo=caffetteria).

Cemento, percorsi con sassi bianchi, è tutto una linea curva, pure le panchine aerodinamiche.

Noi l’abbiamo vista crescere piano piano:

il concorso, la posa della prima pietra, il cantiere (con le visite), senza bar, con il bar.

Piano piano la piazza si è affollata di mamme con bambini sui pattini (almeno provano),

carrozzine, ragazzi che studiano, abitanti del quartiere che vanno a prendersi un caffè.

Il museo e soprattutto lo spazio aperto hanno ridato linfa vitale a un quartiere.

La dismissione delle caserme gli aveva tolto energia.

La potenza di un progetto riuscito che riaccende la città.

È proprio di fronte alla caserma del Generale,

di quel colonnello che nel frattempo aveva cambiato grado.

Per me era sempre Colonnello ( a 16 anni che differenza fa?)

Da poco ho saputo che ero l’unica ad avere questo privilegio!

A 16 anni era solo il papà della mia amica Susanna Maurandi,

quello che mi aveva insegnato a mangiare il formaggio

(a tagliarlo come si deve) con lo strano accento genovese carlofortino

e lo sguardo penetrante capace di incenerire i sottoposti

e di guardare con amore i suoi affetti e la sua isola.

Colonnello, ehm Generale, ti sarebbe piaciuta questa piazza.

Ne sono certa.

Si accettano consigli enogastronomici.

Se andate sul sito del MAXXI sulla home trovate Liberi di uscire con il pensiero. Facciamone tesoro!"




19_marzo

"Poi ci sono i luoghi delle passeggiate all’imbrunire.

Con il sole già tramontato e quella luce inconfondibile della notte imminente.

Quelle che vorresti non finissero mai.

Quelle che non sai dove ti porteranno ma che hanno comunque un inizio.

Magari dall’alto, dove non ti fai confondere dai dettagli e la vista è più ampia (sta mania dei droni!).

Iniziamo da Porta San Pancrazio al Gianicolo, fine ‘800, niente di che,

(mi serviva un inizio!) e scendiamo per Via Garibaldi.

Ma che sanno gli altri di quando la luna si specchia dentro il Fontanone?

Che poi si chiama Fontana dell’acqua Paola e l’architetto,

fortuna vuole, è Carlo Fontana (facile no?).

Lo stesso di Montecitorio per capirsi.

È tutto un biancheggiare di marmi, luci scenografiche, riflessi nell’acqua.

La Grande Bellezza insomma.

Lo sguardo è ampio. Può abbracciare tutto.

Si distinguono il Pantheon, Palazzo Farnese, l’orrido Altare della Patria, Villa Borghese.

Qui Roma ti abbraccia e scalda il cuore. La senti. Senti le sue vibrazioni.

È tempo di scendere (non molto) e andare a guardare un gran pezzo di architettura:

il Tempietto di San Pietro in Montorio.

Intagliata dalle mani esperte di quel furbacchione di Donato Bramante,

amico di Papi e Re (stavolta il Re di Spagna).

Capolavoro del Rinascimento (1500 proprio).

È un condensato di storia dell’architettura.

Ha tutto: pianta centrale, fila di colonne (peristilio), trabeazione di ordine tuscanico, tamburo,

cupola in calcestruzzo, Rimando all’architettura romana,

come Vitruvio vuole (90-60-90 ecco).

Di sera, con la cancellata, è come guardare dal buco della serratura.

Ci si può perdere in tanta perfezione.

Dove arriva la passeggiata?

Io mi fermo qui. Non riesco a staccare lo sguardo.

Continuate voi.

Sotto c’è Trastevere, c’è Roma"




20_marzo

"E poi ci sono i luoghi che senti tuoi.

Per tanti motivi. Magari perché sono spazi urbani conclusi, perfetti, progettati.

Proprio come un allestimento scenografico, ma permanente.

O magari solo perché quel luogo è stato teatro di un periodo della tua vita.

Il locale, il bar del Fico, il bar della pace tanto (ma tanto!) erano i miei posti.

Quelli delle serata infinite con Michella Landreozzi. Tra una jam session di Silvestri e Gazzè, Fabi,

una canzone di quel fidanzato americano della mia amica.

Due (anche di più ) risate con Beatrice Fazi.

Picchio alla porta del Locale. Bicchiere della staffa al Fico e saluti (ehm diciamo così)al bar della Pace.

Dietro piazza Navona, superata tutta la paccottiglia di locali per turisti,

a destra si apre uno spazio trapezoidale con un fondale convesso leggermente asimmetrico.

Il fondale è la Chiesa di Santa Maria della Pace con la facciata progettata da Pietro da Cortona

come pure la sistemazione dello spazio barocco.

Un barocco romano più pacato, meno eroico e drammatico di Bernini e Borromini (il mio preferito)

e forse per questo perfetto. Quasi rinascimentale ma con tratti distintivi come il timpano spezzato. A destra si entra nel chiostro del Bramante (sempre lui) a due ordini

con la falsa colonnina del secondo messa in chiave di volta del sottostante (fidatevi!). Questo è Rinascimento. Lo spazio esterno è Barocco di una perfezione assoluta. Il Rinascimentale è contemplazione. Il barocco ti travolge, è emozione.

Ci siamo tornate qualche anno fa a berci un bicchiere di vino rosso al bar del Fico

(molto più fico di un tempo). Quando al massimo mangiavo tre canestrelli e zenzero candito. E Michela c’era. C’era anche prima, con la barzelletta della rana dalla bocca larga

che ci ha fatto diventare amiche per la pelle. C’era dietro il mio Ciao bianco, l’SH rosso e il liberty nero

(ringrazio per la fiducia nelle mie capacità di guida). C’è sempre. Nelle telefonate interminabili nonostante abitassimo nello stesso palazzo (!) A scambiarci vestiti, a inquisire poveri fidanzati che provavano a fare i doppio gioco (poveri!)

Come testimone di nozze (ahahahah, io pure la sua ahahahah ) C’è anche e soprattutto nei momenti bui a fare la mia Obi, la personal coach. E quel bicchiere di Shiraz insieme a lei non posso dimenticarlo.

Come non posso (e non devo) dimenticare la bellezza che mi abbraccia.

A voi i consigli enogastro, evitiamo come la peste (battutona) i luoghi turistici."




21_marzo

"E poi ci sono i luoghi degli appuntamenti decisivi.

Quei luoghi simbolo che hanno segnato la storia, la tua. Che scegli tu affinché l’architettura, quella magnifica e drammatica ti tenga per mano. Così fa meno paura. Radiohead nelle orecchie, gli occhi ancora umidi per ‘Vite che non sono la mia’

di quel Carrére che ti ha fatto scoprire lui.

E piazza Navona è perfetta: antico Stadio di Domiziano, spazio romano delle naumachie

(battaglie navali, non quelle nostre a scuola, proprio quelle vere, con le navi). Mettici pure che al centro della piazza si svolge il dramma presunto

della rivalità tra i due maggiori esponenti del Barocco Romano. La fontana dei fiumi di quel furbacchione di Bernini

e di fronte la chiesa di Sant’Agnese in Agone del meno fortunato Borromini.

La leggenda vuole che il Rio della Plata di Bernini si protegga

contro l’imminente crollo della facciata della chiesa del rivale Borromini.

E che la Santa sia stata collocata sulla facciata a a scongiurarne il crollo.

Peccato che Fontana fosse già terminata nel 1651 quando nel 1657 fu inaugurata la chiesa.

Bernini solare paraculo, nelle grazie di Papi, Cardinali, nobili e perfino del Re di Francia. (Lo stesso del colonnato di San Pietro per intendersi).

L’Architetto, il pittore lo Scultore del Barocco Romano (Ratto di Proserpina prossima volta eh). Con il suo barocco trionfante e spettacolare.

Borromini non altrettanto fortunato con la committenza,

con cui litiga spesso, come nel caso di Sant’Agnese che sarà costretto a lasciare. Spirito inquieto, Architetto punto, con il suo barocco introverso e innovativo.

Morto suicida con un harakiri. Genio assoluto. Lui è il Paperino contro il cugino strafortunato Rockerduck Berny.

In termini di spazialità decisamente superiore (je dà na pista su) con le sue geometrie complesse.

San Carlino ne è un esempio mirabolante (prossima volta). Di Santa Agnese è sua la facciata, in parte, con gli arretramenti, le concavità e le convessità.

E anche la sistemazione dell’interno ma non la pianta.

La Fontana del Bernini è un capolavoro con giganti che rappresentano i fiumi dei 4 continenti.

Nilo, Rio de La Plata, Danubio e Gange.

Tritoni, cavalli, conchiglie, delfini, serpenti, Stemmi papali e coccodrilli.

Il tutto fuoriesce da una massa marmorea bucata che sorregge l’obelisco. Degna di Fellini.

Ce ne stiamo lì sotto quella mano alzata del fiume argentino a non dire nulla,

a parlare di niente. Perché non c’è più nulla da dirsi.

Immobili, compressi tra la mano e la facciata.

In una tensione che non si scioglie neanche con la luce calda del tramonto

(scelta accurata anche dell’ora giusta) di una Roma che è bella da impazzire.

La Roma che mi tiene la mano mentre mi rimetto i Radiohead nelle orecchie (Creep!)

e mi accompagna fino al Liberty nero parcheggiato sotto la statua parlante di Pasquino.

Dimmi che Domani è un altro giorno!

Degna di nota la Caffetteria del museo di Roma proprio qui dietro.

Graditi riscontri, storie , altre catarsi (purificazioni) con l’architettura,

playlist (esclusi Radiohead!)e consigli enogastro.

Grazie"




22_marzo

"E poi ci sono luoghi che vuoi condividere fin da subito con chi ami.

Che dici ti ci devo portare assolutamente. Con quel devo che è più un voglio. Perché desideri portarla nel mondo,

nel tuo mondo facendoglielo scoprire piano piano e magari riscoprirlo insieme. Magari in quei luoghi potenti che sono spazi altrettanto potenti.

E tu sei Han Solo alla guida del Tuo Millennium Falcon (tra un po’ Chewbacca...!).

E lei la persona che ami più della tua vita. La figlia Blu non più blu cresciuta a pane, Rodari e Munari. Un soldo di cacio di perché.

Lo spazio è il Pantheon, la Rotonda, spazio romano per eccellenza.

E lo spazio romano Sta. Sta lì dal 120 a.c. Voluto da Adriano, imperatore architetto, umanista

(quello della Yourcenar, innamorato del suo Antinoo). Con un portico di colonne corinzie (capitelli con foglie d’acanto fidatevi)

addossato a un impianto circolare sormontato da una cupola semisferica.

Pareti in muratura e cupola in calcestruzzo, un capolavoro di ingegneria. Di pesi e di misure. Con l’altezza delle pareti pari al diametro della cupola (tant’è).

Senza finestre a meno dell’oculo al centro.

Le fai sentire lo spazio a quel soldo di cacio, accompagni il suo sguardo curioso nelle sensazioni. Le tue e le sue si toccano al centro di quella geometria perfetta.

Sotto quel buco da cui piove il sole della domenica mattina. Come quello di oggi. Con le campane di Roma in sottofondo. Lo sguardo all’insù a ricercare quella luce che ci ha tenuto insieme in quel momento.

Con il pulviscolo che danza insieme a quella luce. E io mamma imperfetta dal 2001 forse la vedo quella luce e la sento.

È parte dello spazio.

Tazza d’oro tutta la vita! Caffè e granita di caffè (in estate).

Il resto fate voi, attendo consigli e racconti magari sulla domenica di Pentecoste

quando fanno scendere petali di rosa dall’oculo.

PS oltre a quelle dei Re (chissene) ci sono tombe di artisti illustri.

Su tutti Raffaello."




23_marzo

"E poi ci sono i luoghi dei sensi.

Dove l’estasi è assicurata.

E non è una delle tante dark room di Messenger né il sexting spicciolo

che lascio ai fruitori dell’erotismo da discount (i tanti pornqualcosa!)

È la Galleria Borghese, uno spazio unico dalle mille delizie.

Per tutti i palati, dall’Amor sacro all’Amor profano (Tiziano!)

Tra le risatine imbarazzate di noi del V B di una scuola di preti e quella povera prof di Arte

che tenta di tenere una classe di adolescenti brufolosi con l’ormone (non recluso) frizzante.

Orecchini di perle, naso piccolo e gonna lunga blu a coprire gambe leggermente arcuate.

Me la ricordo la sua voce: tono sempre pacato (un filino soporifera? Sì)

E come si fa a tenere un tono pacato con Il ratto di Proserpina di quel Rockerduck Bernini Berny? Questo genio fissa l’attimo in cui Lui (Plutone) dio degli inferi

rapisce Lei (Proserpina) intenta a raccogliere fiori (1622). E quella mano che affonda nella coscia di Lei fissa un secondo di un mito. Dice tutto.

Lei che si sporge in avanti, gli pianta una mano sul viso.

Tenta invano di divincolarsi, scalcia, si vergogna. Lui ben piantato la tiene stretta. È tutto un guizzare di quadricipiti, dorsali e addominali. Una spirale in movimento che possiamo cogliere girandoci attorno in una sorta di voyeurismo dinamico.

La scultura non racconta tutto il mito che vuole assenza di raccolto a causa di questo rapimento.

Cerere (madre di lei) è disperata. La storia termina con il patto di lasciarle trascorrere 9 mesi con la madre Cerere

(dea delle messi e non Messi!) per assicurare il raccolto e i 3 invernali nell’Ade con il marito (!).

Potete cambiare stanza se questa è troppo hard. Nelle altre room,

per altri gusti ci sono Apollo e Dafne e il David di Berny e Tiziano.

E una stanza intera di Caravaggio (chevelodicoaffà).

Prima domenica del mese è gratis su prenotazione.

Aneddoti, storie, approfondimenti sempre benvenuti. Come i consigli enogastro.

Peace&love anche all’ormone recluso."




24_marzo

"E poi ci sono i luoghi del tempo sospeso. Quelli del ‘quanto manca’ dei viaggi da bambina sul sedile posteriore del maggiolino verde prato di papà. Quelli delle estati interminabili con nonna Gina e i cugini.

Quando non ti bastano più i gettoni per chiamare le amiche.

Perché ti mancano i loro abbracci e la consuetudine della vita di sempre.

E quelli di un fine agosto di un tempo sospeso in cui tenti caparbiamente di tenere insieme la famiglia.

Con la convinzione che l’Arte possa avere l’effetto di un unguento magico.

Capace di rimarginare ferite che sanguinano.

O almeno che possa aprire spiragli di luce

all’interno di una bolla spazio-temporale diventata troppo angusta.

Lui è quel Michengelo Merisi detto Caravaggio. Genio assoluto del Barocco. Lo spiraglio di luce è il Ciclo di San Matteo all’interno della chiesa di San Luigi dei Francesi (non altrettanto memorabile).

La Cappella Contarelli (1600), quinta della navata di sinistra (non te la scordi più). Al costo di una monetina un’esplosione di emozioni. Vocazione di San Matteo a sinistra, san Matteo e l’angelo al centro e il Martirio a destra. La Vocazione è l’irruzione improvvisa della luce nella vita di tutti i giorni.

Gli esattori intenti a contare i soldi immersi nell’oscurità (tratto distintivo del genio). E la luce, improvvisa, appare insieme a Gesù con Pietro (di spalle).

Lui verista più del vero rappresenta la realtà così com’è. Ombre (tante), luci (poche).

Il Maestro sta in questo equilibrio perfetto.

Ma l’arte non rimargina. Regala attimi infiniti di eternità.

Graditi racconti e consigli.

Compito del giorno per tutti: perdersi nell’Arte che può tutto.

Perfino far passare il tempo più in fretta.

Ieri le musiche di un film. Oggi non so ancora.

(Vale tutto, anche i gol di Totti!)."




25_marzo

"E poi ci sono i luoghi delle tracce e dei segni. Quelle delle molliche di Pollicino. O quelle dell’unisci i punti della Settimana Enigmistica ,

(curiosamente ricomparsa in casa adesso, come fosse Agosto). Quelli dello spazio dei silenzi nei dialoghi asciutti dei film di Antonioni. Quelli che lasciano spazio come i libri (quelli belli).

Quelli come Piazza della Repubblica

disegnata sul tracciato delle antiche Terme di Diocleziano (306 d.c.) da Gaetano Koch nel 1898.

La Piazza delle manifestazioni e su cui affaccia(va) il Dipartimento di Progettazione.

Il mio castello dorato dove studiavo la realtà delle periferie romane

come un entomologo nel suo laboratorio.

Dove Blu non ancora blu ha visto il miracolo della sua prima neve a Roma.

E correndo a capofitto per le scale, mani in su e lingua di fuori ad acchiappare i suoi primi fiocchi.

Dove solo dentro Santa Maria degli Angeli puoi sentire e misurare con i tuoi passi. E solo uno come Michelangelo poteva intervenire (1562).

Con un restauro conservativo dell’antico tepidarium e degli spazi annessi

inventando una pianta a croce latina (con i bracci uguali, fidatevi).

Qui il vuoto intercluso, un pieno, con le sue misure e il suo carattere lo senti tutto.

Lo percepisci nelle sue dimensioni ciclopiche. E nonostante l’aspetto sacro, deputato al corpo di Cristo,

togli trucco e parrucco degli interventi successivi (Vanvitelli 1750)ed ecco lo spazio romano che Sta. Come il Pantheon. La facciata concava è la nicchia del calidarium. È uno dei tanti puntini. Poi, all’interno, i puntini si uniscono.

Caffè e cannolo da Dagnino sotto la galleria. Per chi ha fretta caffè al chioschetto. Graditi altri consigli, ricordi e commenti.

Fate voi.

..."




26_marzo

"E poi ci sono i tempi della Bellezza. Un pomeriggio intero dedicato alla Bellezza. Un webinar su Luigi Ghirri quel maestro della fotografia dell’invisibile.

Della poesia dell’immagine.

Dove sei tu a costruire il tuo paesaggio emotivo all’Interno di immagini essenziali, raffinate ed eleganti.

Ed è tutto da scoprire.

E in testa ancora le note malinconiche di Miles Davis di Ascensore per il patibolo di Malle.

Con una Parigi in bianco e nero che fa da sfondo a una Jeanne Moreau straordinaria. (commenti cinematografici a chi ne sa più di me in questo ambito).

Grazie a Rosa Maria Puglisi e WSP Photography

...🙏🏻"




27_marzo

"E poi ci sono i luoghi che conosci a memoria. Perché li hai frequentati a lungo. Magari il bar sotto casa. O il Bar Sport di Benni (Luisona compresa). Magari come le nostre case.

Adesso che finalmente conosciamo il numero esatto delle mattonelle

o dei listoni di ciascuna stanza potete seguirmi.

O perché ne hai disegnato piante prospetti e sezioni (Cose che capitano agli architetti). E del Palazzo delle Poste di via Marmorata di De Renzi e Libera (1933-35)

ne avevamo fatto perfino un plastico (una versione ridotta, fidatevi), con l’aiuto di papinomio. Per l’esame di Illuminotecnica con quel prof Bianchi con gli occhi a palla, scombinato e generoso con tutti. Unico nel suo genere. Capace di farti revisione (progressiva messa a punto del progetto)

sul cofano delle macchine di Fontanella Borghese alle 9 di sera. Gli ho riorganizzato la vita (solo delle revisioni) con l’agenda dello studente,

io novella Marie Kondo (quella dei calzini arrotolati). E grazie a quell’esame (non propedeutico) il Palazzo delle Poste è diventato casa per un semestre. Centimetro per centimetro, lastra per lastra.

Monumentale con charme. Figlio del Movimento Moderno dei grandi padri (non si uccide l’Edipo!)

che qui da noi diventa Razionalismo. È una sorta di corte aperta su podio, preceduta da un porticato.

Fatta di organismi separati e distinti, eredi del funzionalismo.

Gli uffici nella parte posteriore (il prospetto dietro da vedere). I due elementi laterali che contengono i corpi scala che ne disegnano la trama inconfondibile. E il tamburo centrale che cattura la luce e la porta all’interno della sala principale.

30 e lode e tanta gratitudine prof. Bianchi. Ti abbiamo amato in tanti. Manchi. E invidia buona per chi va a pagare i bollettini lì dentro.

Vicino a Cimitero acattolico e piramide cestia.

Un salto alla ferrovia del trenino per Ostia, ferma agli anni ‘30,

con le sue incredibili piante di banano. E poi lì c’è Testaccio. Graditi consigli e racconti.

Credits: Archidiap"




28_marzo

"E poi ci sono i luoghi di sempre. Tuoi e di tutti. Quei luoghi dove puoi mangiare avidamente fino a che sei sazio. O magari piluccare mordicchiando qua e là, seguendo il tuo percorso emotivo.

I luoghi dell’Arte, come la Galleria Nazionale d’Arte Moderna (la GNAM). Colma di occasioni ghiotte per gli occhi e per l’anima

(Klimt, Canova,Degas, Balla,Modigliani, Pollock, Monet...)

E Blu non ancora blu (mancava poco) che mi dice basta

alle favole di Rodari e Calvino e agli infiniti laboratori d’arte per bambini. Sorrido a quegli occhi curiosi. Vieni con me e porta le tue amichette. Stavolta vi faccio vivere l’Arte.

La interpretate, con gesti, movimenti, parole. Ciascuna a modo suo o in gruppo. Inventiamo insieme.

Io che mi incanto davanti a Burri. È il mio specchio. Sono io.

Materica, densa, multistrato (pure un po’ bruciata!). Loro fanno facce. Irresistibili.

E poi Fontana con quel taglio perfetto. Bidimensionale e teso in apparenza.

Con quel taglio che apre verso un mondo, un universo, un oltre.

Poetiche e cifre stilistiche tanto diverse.Informale e spazialismo.

Una (Burri) piena di asperità, un caos rosso vivido apparentemente calmo che mi risuona.

Da vicino ha una sua grazia e coerenza formale di materia pura. Grande rosso il titolo.

L’altra (Fontana) fascinosa, perfetta. Cosa c’è dietro quel taglio? Il nulla, l’infinito, un altrove?

L’attesa il titolo.

Le ragazze in giro per la GNAM sono uno spasso. Hanno capito il gioco. Fanno da sole.

E forse Blu, quando tutto questo sarà finito, se ne andrà a Milano, a Brera. E io mamma imperfetta, forse, mi riconoscerò di non essere così imperfetta.

Caffè delle Arti, Villa Giulia e tutti i misteri etruschi, Villa Borghese e (perché no) un salto in Facoltà.

Graditi consigli, storie, approfondimenti."




29_marzo

"E poi ci sono i luoghi dei tramonti. Quelli in cui lo spazio pubblico coincide con lo spazio privato. E il tuo spazio delle emozioni si accende insieme a quello degli altri. [Noi animali sociali di prossimità per cui l’affollamento vale più di 3 stelle Michelin]

E magari questi luoghi sono proprio quelli dell’infanzia. Un ricordo di marionette con i colori delle Polaroid. Principesse infelici e Principi sul cavallo bianco (mai incontrati nella realtà), Pulcinella con la voce nasale. Un teatro in miniatura. Pur sempre un teatro e la sua magia. Tu e tanti altri bambini.

Il cannone delle 12:00. Fine di quella magia. Sipario. Applausi. È l’ora della liturgia della domenica: pranzo dai nonni (lasagne e arrosto, non il corpo di cristo).

Lo sento quel cannone delle 12:00. Ed è subito madeleine di Proust

(buonissima, tipo i cornetti di Faggiani). Ha il sapore di Terrazza del Gianicolo, quella dove troneggia Garibaldi.

E lì c’è il MIO tramonto e di centinaia di coppie venute a riempirsi gli occhi della Bellezza struggente. Una bellezza fascinosa e morbida. Si lascia ammirare, senza vergogna (e di cosa dovrebbe vergognarsi?). Seducente come nessuna, languida nelle sue forme. Illuminata da un direttore della fotografia da Oscar, il tramonto. Che spegne lentamente le luci. Lei (Roma) è ancora lì. Ammicca, gli ultimi movimenti sotto quella luce dorata. Non facciamo troppo rumore. Il direttore della fotografia ha lasciato il set. Lei (Roma) scenografia sublime fa l’ultima strizzatina d’occhio.

La scena è nostra, di tutti e di ciascuno. Ti sei già costruito il tuo spazio privato. Gli altri centinaia non ti disturbano in quell’istante.

Graditi racconti, storie, aneddoti e fotografie.

Credits @smarttraveller"




30_marzo

"E poi ci sono i luoghi dei caffè lenti. Non quelli presi distrattamente al bancone del bar sotto casa.

Quelli che si avvicinano a quelli di adesso

[nei soggiorni, cucine, letti, balconi, terrazze e giardini privati]. I 3 minuti della moka che gorgoglia non pesano più.

E magari mi faccio pure un americano col Nescafè che dura di più.

Nella tazza a righe del Liverpool FC

[cuore giallorosso non dimentica, il senso estetico prevale però].

So bene che ciascuno, per i caffè, ha la sua propria mappa emotiva,

[vale per la pizza bianca, i gelati, le granite ecc] la sua classifica o la sua lista

[come Hornby, che adoro come liste che fanno ordine].

Nella mia lista c’è Sciascia con il caffè speciale con il cioccolato fuso sul fondo

che disegna un fiore sul bordo della tazzina.

Quasi tutte le mattine per 3 mesi un regalo al mio tempo, prima dell’apertura della galleria.

Anche Castroni, se riesci a farti largo tra la folla.

Ma lì la felicità più grande è quando te ne vai con il tuo pacchetto giallo di caffè

appena macinato che profuma per giorni [altro che arbre magique].

Ma il caffè che sta in cima alla lista è Caffè Colbert [sta pure in alto] un caffè slow.

Ora che i ritmi sono lenti, il mood è quello giusto, e i battiti emozionali coincidono.

Una Camera con vista e balcone che si apre sulla scalinata fino a San Pietro.

Si trova all’interno di Villa Medici, voluta da Ferdinando de’Medici nel 1576.

Sede dell’Accademia di Francia e dove studiano i borsisti francesi [invidia buona].

Fondale laterale della scalinata di Trinità de Monti. La facciata interna con la loggia dei leoni con colonne ioniche binate

[coppie di colonne con capitelli con volute, fidatevi]

che dà accesso al giardino vale la visita.

Mi dicono che si mangi bene. C’è Arcangelo Dandini che cucina,

migliore amatriciana a Roma [dopo la mia].

Intanto bevo il mio caffè e attendo vostre liste, consigli, playlist e foto.

NB le parentesi sono diventate quadre grazie a Emanuele Garbin e alla nostra chat.

Le graffe sono ridondanti e le tonde sciocche.

Credits @caffecolbert"




31_marzo

"E poi ci sono i luoghi del libero pensiero. Di chi ha avuto il coraggio di andare fino in fondo. Di rischiare. E di pagare con la vita le proprie idee.

È la piazza del ‘guarda sono mago’.

Quell’indiano buffo che si toglieva il parrucchino alla fine del suo numero. Del Cinema Farnese. È la piazza della pizza bianca calda del Forno (tappa obbligatoria). Delle sigarette nervose fumate sui gradini della Statua.

Sì la Statua con la S maiuscola del martire del Libero Pensiero. Giordano Bruno, arso proprio qui a Piazza Campo de’ Fiori il 17 febbraio del 1600. ‘A Bruno il secolo da lui divinato, qui dove il rogo arse’.

Lui che appoggiava Copernico e Galileo. Lui e l’Infinito.

Forse campus Flora per la donna amata da Pompeo, piazza del mercato già nel ‘400,

durante l’Inquisizione vi si svolgevano le esecuzioni capitali e le torture. La Statua è del 1889, nonostante pareri avversi (indovina chi?),

grazie anche alla firma di una petizione di personaggi tipo Walt Whitman, Victor Hugo,

Silvio Spaventa e Henrik Ibsen (mica pizza e fichi).

200 metri più in là piazza Farnese e Palazzo Farnese di quel genio di Michelangelo (prossima volta).

Lui, Giordano Bruno sta ancora lì, cappuccio tirato su, sguardo severo.

‘Forse tremate più voi nel pronunciare contro di me questa sentenza che io nell'ascoltarla’.

Lui ci guarda. Pure Gesù, Buddha, Visnù o chi volete. A piazza campo de’Fiori non ci sono chiese (guarda un po’). Che sia di monito. Le parole sono importanti. Ricordiamocelo al prossimo post: chi pensa bene, scrive bene.

Graditi consigli, racconti, foto, playlist, libri, film ecc

Credits Max Berardi"



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